Cosa altro volete sacrificare sull’altare dell’automobile?

L’EUGT (Gruppo Europeo di Ricerca sull’Ambiente e la Salute nel Settore dei Trasporti), una organizzazione finanziata da case automobilistiche tedesche come Volkswagen, Daimler e BMW, è al centro di un grande scandalo dopo che si è scoperto che ha svolto alcuni test sugli effetti dei fumi di scarico dei motori diesel utilizzando come cavie delle scimmie e, soprattutto, delle persone. L’EUGT è stato sciolto l’anno scorso ma lo scandalo è stato tale da richiedere l’intervento di Angela Merkel e del Presidente tedesco con le case automobilistiche che finanziavano l’EUGT costrette a prendere le distanze dagli esperimenti.

Tutto è cominciato giovedì 25 gennaio, quanto il New York Times ha denunciato l’utilizzo di dieci scimmie per un test dell’EUGT condotto nel 2014 ad Albuquerque, in New Mexico, per smentire la decisione del 2012 dell’OMS di catalogare le emissioni dei motori diesel come cancerogene. Il test consisteva nell’esposizione alle emissioni di diverse auto di 10 macachi di Giava (Macaca fascicularis), in una stanza sigillata.

Nel weekend diversi media tedeschi hanno aggiunto un altro tassello, rivelando che EUGT tenne un secondo esperimento usando come cavie 25 persone, 19 uomini e 6 donne. I test sono durati un mese e si sono svolti in un laboratorio di Aachen, in Germania, e hanno previsto l’esposizione delle persone a varie concentrazioni di emissioni diesel. I risultati sostenevano che la tecnologia avesse reso le emissioni dei diesel, che contengono gas nocivi come il monossido di azoto, innocue per l’uomo: come si scoprì in seguito, però, i dati sulle emissioni dei motori diesel Volkswagen durante i test erano truccati.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che “questi esperimenti sulle scimmie o sugli umani non sono giustificabili in nessun modo“, mentre la ministra dell’Ambiente Barbara Hendricks li ha definiti abominevoli. Volkswagen ha scritto che prende le distanze da “qualsiasi forma di crudeltà sugli animali“, ammettendo che i test sono stati un errore e ribadendo che l’EUGT non esiste più dallo scorso 30 giugno. Anche Daimler ha detto che “prende le distanze” dall’esperimento, mentre BMW non ha ancora commentato.

Non è chiaro come si siano svolti gli esperimenti e quali risultati volessero dimostrare in quanto la carcinogenicità dei gas di scarico della combustione non si verifica sul breve termine ma dopo anni dall’esposizione. Tra l’altro le condizioni di esposizione usuali non sono mai di tipo massiccio come quelle nelle quali sembra si siano tenuti gli esperimenti: secondo quanto riportato dal NY Times i 10 macachi erano in fin di vita al termine dell’esperimento.

Nel 2012 il Centro internazionale di ricerca sul cancro (Circ/Iarc) dell’Oms ha riclassificato le emissioni del motore diesel, che nel 1988 erano state classificate tra i cancerogeni “probabili” per l’uomo, inserendole tra i “cancerogeni certi” per gli esseri umani. Le prove scientifiche mostrano una robusta correlazione tra l’esposizione a tali gas e un “rischio accresciuto di tumore al polmone” ed anche ad un maggior rischio di cancro alla vescica. Allen Scheffer, direttore esecutivo del Diesel Technology Forum, associazione di settore con sede a Washington, emise immediatamente un comunicato che sottolineava i miliardi di dollari sono stati spesi nella ricerca e lo sviluppo di motori diesel puliti e con emissioni ridotte. ”I motori diesel che si basano sulle nuove tecnologie – affermò Schaeffer – utilizzano carburanti a bassissimo tenore di zolfo, con sistemi e tecniche avanzate di controllo delle emissioni, sono ormai vicino alle zero emissioni per quanto riguarda gli ossidi di azoto, gli idrocarburi e il particolato”.

Sebbene le associazioni ambientaliste avessero provato ad alzare la voce, non accade granché a livello normativo a parte la richiesta di limiti emissivi più stringenti: la norma Euro VI entra in vigore il 1° settembre 2014 per le omologazioni di nuovi modelli mentre diventa obbligatoria dal 1° settembre 2015 per tutte le vetture di nuova immatricolazione.

Venerdì 18 settembre 2015, la l’Epa (Agenzia Ambientale Statunitense) comunica che la casa automobilistica Volkswagen ha illegalmente installato un software di manipolazione progettato per aggirare le normative ambientali sulle emissioni degli ossidi di azoto (NOX) e di inquinamento da gasolio: il software avrebbe quindi rilevato il momento in cui le vetture sarebbero state sottoposte ai test di emissioni, consentendo quindi di bypassare e superare pienamente le prove. In condizioni di guida normali, le autovetture avrebbero superato di 40 volte il limite consentito dalla legge per quanto riguarda l’inquinamento. Successivamente il governo statunitense ha ordinato di recuperare quasi 500.000 vetture (per un valore di 8,25 miliardi di euro) dotate del motore diesel incriminato, ovvero il TDI. Scoppia così il Dieselgate.

Alla fine lo scandalo interessò altre case (FCA Group e Renault) fino a coinvolgere circa 11 milioni di auto, numerosi manager si dovettero dimettere e alcuni esperti calcolarono che l’intero scandalo sarebbe potuto costare alla società oltre 80 miliardi di euro. In realtà, oggi Volkswagen è tornata a produrre utili e dimostra una salute superiore a quella dei suoi concorrenti che non hanno dovuto affrontare le stesse difficoltà.

Quindi al di là delle vicissitudini commerciali sarebbe bene trarre le dovute conclusioni da questi episodi che raccontano un’unica storia: i motori – e in particolare il diesel – sono estremamente migliorati negli ultimi 10 anni, raggiungendo livello di efficienza assolutamente inaspettati. Ma siamo arrivati al limite della tecnica: non sono possibili ulteriori miglioramenti come ha dimostrato la necessità di trovare artifici – il Dieselgate non è stato affatto confutato dalle case automobilistiche – per ovviare all’impossibilitò di raggiungere i limiti emissivi richiesti dalla norma Euro VI (ma già con gli Euro V c’erano delle evidenti difficoltà). E questo riguarda in particolare le emissioni di ossidi di azoto, la cui patogenicità si è andata a indagare con gli esperimenti dei quali si discute in questi giorni.

Nel 2015 un gruppo di ricercatori tutto italiano – Policlinico “A. Gemelli”, Istituto Superiore di Sanità, Cnr e Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma – ha scoperto che le cellule staminali che si sviluppano nel carcinoma del colon producono una molecola, l’ossido di azoto, che aiuta il cancro a crescere. All’interno di queste cellule tumorali è l’enzima iNOS a produrre l’ossido di azoto. A concentrazioni elevate questo radicale libero, importante mediatore dell’infiammazione, favorisce la trasformazione delle cellule in senso tumorale. Le staminali del cancro del colon dipendono da questa molecola sia per crescere che in termini di capacità di dare origine a un tumore. La scoperta ha avuto un duplice valore: ha mostrato che bloccando la produzione endogena di ossido di azoto nelle cellule staminali tumorali tali cellule perdono completamente le loro tipiche caratteristiche tumorigeniche e di staminalità. Al contempo ha dimostrato la pericolosità degli ossidi di azoto.

In Italia il settore delle automobili vale l’11% del PIL nazionale con un giro d’affari di 189 miliardi (2017): allo stesso tempo il Fondo Monetario Internazionale ci dice che gli incentivi erogati a livello mondiale per i combustibili fossili ammontano a 5.450 miliardi di dollari l’anno. Una somma enorme bruciata, letteralmente, alla velocità di 10,3 milioni ogni minuto che passa per mascherare le esternalità negative prodotte dall’estrazione al consumo di petrolio, metano e carbone. Il 37% di questa cifra mostruosa è pagata dal settore della mobilità (merci e passeggeri), il restante 64% dal mercato energetico.

L’Italia ha un peso del 4,3% sull’economia mondiale e consuma il 5,4% dei fossili: significa che paga 294 miliardi l’anno per coprire le esternalità prodotte dal mercato dei combustibili fossili. Si tratta di circa 110 miliardi erogati per rispondere al consumo di combustibili del settore della mobilità: significa che di 190 miliardi guadagnati dalle case automobilistiche nel nostro Paese il 57% dovrebbe essere trattenuto perché derivante da una distorsione del mercato.

Che non pagano solo i 10 poveri macachi uccisi per provare che alla fine il Dieselgate era stato necessario per eccesso di precauzione perché alla fine gli scarichi non sono velenosi: ma paghiamo tutti noi, perché, nonostante la brutalità dell’esperimento condotto* su animali e esseri umani cooptati perché (come spesso accade negli studi clinici) poveri in canna i motori delle auto sono cancerogeni e i limiti adottati troppo stringenti allo stato attuale della tecnica per essere rispettati. E non parliamo delle condizioni di uso normale ma anche nella condizione irreale di un laboratorio. E di un esperimento con risultati tutt’altro che soddisfacenti, tanto che l’EUGT è stato chiuso in fretta e furia.

È ora di scegliere, perché di tempo per attendere irreali evoluzioni tecniche non ne abbiamo.
E non abbiamo più soldi per coprire i danni prodotti sugli esseri umani e l’ambiente mantenendo i lauti guadagni ai quali sono abituati nelle grandi aziende automobilistiche e nella produzione combustibili di fossili.

Non per noi ma per i nostri figli e per chi, come gli altri esseri viventi, non può difendersi dalla cupidigia umana.

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