Ma che caldo fa?

 

La comunicazione scientifica in tema di cambiamenti climatici è necessaria per spiegare le consapevolezze scientifiche sui grandi fenomeni in atto nella circolazione atmosferica del pianeta. Tanto la complessità quanto la dimensione dei fenomeni in gioco contribuiscono però a creare una forma di estraniazione nei lettori, accentuandone quella naturale forma di autodifesa che si esplica nella tendenza a un sano distacco.

Per questo c’è bisogno di raccontare quanto accade nel quotidiano in modo più diretto e vicino alla realtà vissuta da ognuno nel proprio piccolo. Se il clima non è che lo studio dell’incedere dei cicli circadiani delle stagioni su periodi di tempo che possono essere di lustri, secoli o eoni la velocità dei cambiamenti in essere ha raggiunto un livello tale che c’è bisogno di strumenti di misure che siano più alla portata di tutti.

Facendo riferimento alle serie storiche più recenti, ad esempio le medie decadali calcolate sul trentennio 1980-2010 è possibile definire un indicatore del caldo o freddo che sta facendo in un certo periodo ricorrendo al conteggio dei gradi-giorno in esubero o in ammanco. Declinerò questo ragionamento sul caso di Roma: una scelta che non incide sulla validità del ragionamento generale ma che si lega ad alcune caratteristiche geomorfologiche della città eterna. Roma è infatti situata a 30 km circa dalla costa centrale tirrenica, nella piana alluvionale del Tevere: è posizionata a metà del Paese, lungo il versante tirrenico. È quindi direttamente esposta alla circolazione occidentale, quella prevalente alle nostre latitudini: se a Roma piove è molto probabile che ci sia una bassa pressione sul Golfo di Genova con il transito di una perturbazione atlantica su tutto il Paese o infiltrazioni d’aria umida che interessano almeno o il quadrante centrosettentrionale o centromeridionale del Paese. Se fa caldo è probabilmente in atto una avvezione calda che interessa almeno il Centrosud – o, in qualche caso, il Centronord. Se fa freddo è probabilmente in corso una avvezione fredda con formazione di una bassa pressione sullo Jonio e afflusso di aria continentale da est. Insomma, Roma è una di quelle cosiddette località sentinella che permettono di descrivere in modo vicario il tempo che probabilmente sta facendo in gran parte del nostro Paese.

 

Per Roma ho scelto la stazione meteorologica dell’Aeronautica militare dell’Aeroporto di Ciampino che, per caratteristiche, regolare manutenzione e continuità dei dati è una delle più affidabili del Paese. Al contempo essendo localizzata presso la pista di un aeroporto (militare e civile) gode di una naturale forma di tutela (fasce di rispetto) con l’edificato circostante che, essendosi saturato già dagli anni Settanta presenta una struttura che a grande scala è sostanzialmente invariante nel tempo (della mia analisi).

Data la media decadale per il periodo corrente della temperatura massima e della temperatura minima, definisco un contatore dei gradi-giorni di calore (o freddo, se la differenza è negativa) accumulati dalle temperature massime in un i-esimo periodo come:

Allo stesso modo, il un contatore dei gradi-giorni di calore (o freddo, se la differenza è negativa) accumulati dalle temperature minime in un i-esimo periodo temporale è:

In pratica i due contatori sommano gli scarti giornalieri della temperatura massima e minima, quando questi superano il campo di fisiologica oscillazione di +/-2°. I contatori relativi al periodo i-esimo composto da j giorni si azzerano quando per il j+1-esimo giorno della serie la temperatura massima (o minima) rientra entro la fascia normale di +/-2° dalla media decadale di riferimento.

A questo punto ritengo utile una correzione: nel clima mediterraneo e in quello temperato oceanico, in genere, è più facile avere una avvezione calda che fredda. Si tratta di una assunzione che semplifica complessi fattori geografici: sta di fatto che l’Italia è più facile che venga interessata da correnti calde di estrazione subtropicale o miti atlantiche che non di provenienza artica o continentale. Questa facilità è descritta con una correzione che riduca maggiormente l’entità dello scarto caldo (in quanto più probabile):

di quella dello scarto freddo (in quanto meno probabile):

Poiché le anomalie si esplicano spesso in maniera diversa tra minime e massime, al fine di descrivere globalmente le anomalie in corso è utile sommare i due indicatori (notturno e diurno):

Ora veniamo al caso pratico di Roma Ciampino e riferiamoci al periodo più recente, 2009-2023.
Il termogramma dello scarto delle temperature massime dalle medie decadali 1980-2010 inizia in prossimità dello zero (quindi in linea con le medie) ma mostra una progressione al rialzo con una velocità di 0,18°/anno. La serie termina con uno scostamento di +1,88°.


La curva mostra bene il picco negativo del febbraio 2012 (con le due nevicate in una settimana a fine mese) e quelli caldi dell’estate 2022: complessivamente la tendenza è al rialzo con una velocità di 0,36 gradi giorno/anno.


Il termogramma dello scarto delle temperature minime dalle medie decadali 1980-2010 inizia con uno scarto rilevante (+2,26°) rispetto alle medie e mostra una progressione più moderata al rialzo con una velocità di 0,04°/anno, terminando a +2,77°.


La curva mostra anch’essa il picco negativo del febbraio 2012 (con le due nevicate) ma mostra soprattutto un susseguirsi di montanti positivi sempre più alti: complessivamente la tendenza è al rialzo con una velocità di +0,47 gradi giorno/anno.


La curva somma descrive un aumento costante dei periodi caldi: le cuspidi hanno base maggiore (durano più a lungo) e altezza maggiore (accumulano maggiori scarti dalle medie di riferimento). La crescita è di +0,62 gradi giorno/anno per le fasi calde e di +0,22 gradi giorno/anno per le fasi fredde: ciò significa che le fasi calde sono più intense e durature, quelle fredde meno accentuate e occasionali.


Sebbene si tratti di valutazioni locali, riferite a un breve periodo temporale, si ha una misura chiara del perché specie floristiche tropicali riescano a ormai a sopravvivere senza particolari accorgimenti anche a Roma oppure perché i cicli circadiani di insetti (e parassiti) ricomprendano ormai anche il semestre freddo.

La grandezza dei gradi-giorno accumulati ci dà anche una misura vicaria della pressione che gli ecosistemi subiscono in termini di inaridimento e una misura della modulazione di questi periodi caldi durante l’anno: non è affatto detto che i periodi di maggiori intensità calda (e secca) siano quelli caldi, anzi. Come dimostra la curva dei gradi-giorno accumulati del 2023, si vede bene quanto intensa sia stata la fase calda invernale come la fase calda autunnale, tutt’ora in corso.

Nella serie di Roma Ciampino, la fase calda registrata tra dicembre 2022 e gennaio 2023 ha accumulato 135 gradi-giorno; le tre ondate di calore estive hanno accumulato rispettivamente 28, 68 e 38 gradi giorno. L’attuale fase calda autunnale ha raggiunto i 114 gradi giorno e sembra potersi protrarre ancora per molti giorni: quindi, e non è una contingenza, si vede che l’aumento delle temperature si esplica di più nella stagione fredda e nelle stagioni di mezzo che non in quella calda: ciò non toglie che quel poco estivo non crei disagi, visto che aumenta anche la probabilità di avere picchi estivi superiori ai 39°: sempre per restare al caso di Roma Ciampino, la media dei picchi estivi è passata da 35,2° a 37,1° con un tendenziale positivo di 0,023°/anno.

L’entità dei gradi-giorno accumulati in esubero può essere correlata a una serie di eventi naturale non ordinari come le fioriture anticipate, le infiorescenze autunnali oppure l’aumento dei cicli di fertilità tra gli insetti e l’erpetofauna: avremo modo di tornarci in prossimi articoli.

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