Mr. Ikea o Zio Paperone?

Il fondatore di Ikea, Ingvar Kamprad, è morto all’età di 91 anni: lo ha reso noto lo stesso gruppo sul suo sito Internet. Nonostante la posizione di vertice tra gli uomini più ricchi del pianeta, Kamprad ha sempre condotto un’esistenza frugale. Vestiva in maniera dimessa, guidava una Volvo vecchia di quindici anni e faceva la spesa al mercato di pomeriggio, quando in genere i prezzi sono più bassi del mattino e volava in low cost.

Oggi sui giornali si parla dei suoi problemi di alcolismo e delle sue simpatie giovanili per il nazismo.

Ma Kamprad fu più di un simpatizzante del nazifascismo: grandi polemiche ci furono nel 2011, quando Elisabeth Asbrink pubblicò un libro in cui portava testimonianze circa il ruolo di Kamprad come reclutatore attivo per un gruppo nazista svedese, la Sweden’s Socialist Union (SSS). Kamprad liquidò il tutto come errori giovanili di un diciassettenne ma rimase molto vicino ad ambiente neonazisti ben dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1988 Kamprad in una biografia ufficiale ammise di essere stato amico intimo dell’attivista fascista svedese Per Engdahl e membro del suo Nuovo Movimento Svedese tra il 1942 e il 1945.

Il libro della Asbrink include i dettagli di un invito a nozze che Kamprad fece a Engdahl nel 1950, raccontandogli di quanto fosse orgoglioso che i due appartenessero allo stesso “circolo”. La Ansbrik rivela anche che Kamprad “per Engdahl è un grande uomo, e continuerà ad esserlo finché vivrà”.

Pochi sanno che Kamprad non possedeva Ikea, ma fece acquistare da una società caritatevole olandese fondata dallo stesso Kamprad: la Stichting INGKA Foundation. Kamprad fu per questo rincorso (perseguitato, diceva lui) dal fisco svedese e fu costretto a trasferire la sua residenza in Svizzera, nazione sempre prodiga ad accogliere magnati dall’oscuro passato.
Condusse una vita frugale, Kamprad. ”Con i soldi – spiegava – sto molto attento. Sono una specie di scozzese di Svezia. D’altronde se incomincio a comprare beni di lusso spingo gli altri a imitarmi ed è importante che i leader diano il buon esempio”. In coerenza con questa filosofia stava alla larga dai ristoranti più costosi e aveva dato una luminosissima prova della sua eccezionale frugalità quando la cittadina natale gli aveva eretto una statua: dopo aver tagliato il nastro inaugurale come si fa in queste occasione e poi l’aveva ripiegato con cura e consegnato al sindaco. ”Può essere ancora usato”, aveva sussurrato.

Eppure la Stichting INGKA Foundation, nel 2006, con un patrimonio stimato in 36 miliardi dollari in un articolo dell’Economist fu etichettata come la più ricca società caritatevole mai fondata. Tuttavia era anche tra le meno generose con una spesa annuale inferiore ai 100 mila euro. Per i tecnici del fisco svedese, INGKA serviva a proteggere i ricavi del gruppo Ikea dalla tassazione e al contempo dal rischio di scalate avverse da parte di gruppi stranieri. Krampad minacciò querela all’Economist, ma quello stesso anno si recò al tribunale di Delft – dove ha sede legarle la INGKA – a depositare 13 progetti di beneficienza in altrettanti luoghi dell’Africa sub-sahariana e nel sudest asiatico per realizzare scuole e strutture per l’infanzia.

Peccato che dal 1982 al 2006 la INGKA avesse come scopo la promozione dello sviluppo della ricerca nel campo dell’architettura e del design di interni e avesse devoluto qualcosa come 2 milioni di euro in totale al Lund Institute of Technology. Un concetto di “chiarity” quantomeno ristretto per una fondazione che oggi ha un valore di quasi 40 miliardi di euro. Oggi la INGKA si impegna un po’ di più: per esempio nel 2017 ha inviato 150.000 materassi per i rifugiati siriani di Aleppo.

Con rispetto, resta sempre poco se per te i materassi hanno un valore di 30$ perché ne produci milioni, di materassi.

Riposi in pace, Mr. Kamprad.

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