Il futuro della Corsica

Il primo giorno della visita del presidente della Repubblica in Corsica è cominciato con la cerimonia di commemorazione del prefetto Claude Erignac, ucciso il 6 febbraio1998 da un commando legato al mondo indipendentista, lasciando due figli e la moglie. La piccola piazza in cui si è svolta la cerimonia prende ora il suo nome. La cerimonia ha visto la presenza di molti eletti corsi, tra cui Gilles Simeoni, ma non di Jean-Guy Talamoni che diserta questa ricorrenza per evitare di urtare la sensibilità della famiglia. Presenti anche il ministro dell’intero Gérard Collomb, Jacqueline Gourault e Marlène Schiappa. E poi Jean-Pierre Chevènement , ministro dell’interno nel 1998), alcuni ex prefetti dell’isola, il presidente del Senato, Gérard Larcher, e del gruppo parlamentale di La République en Marche all’Assemblea nazionale, Richard Ferrand.

Le elezioni anticipate dello scorso dicembre sono state vinte con ampio margine – dopo aver superato il primo turno con il 45,36% delle preferenze si è confermata la lista vincitrice anche al secondo turno raggiungendo lo storico risultato di 56,5% di voti; il tasso di astensione è stato del 47,5 per cento – dalla coalizione autonomista e indipendentista “Pe’ a Corsica” e i due leader del movimento, Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni, erano stati eletti presidente del Consiglio esecutivo dell’isola e presidente dell’Assemblea di Corsica.

Le richieste che i nazionalisti stanno cercando di negoziare con il governo francese dopo la vittoria sono sostanzialmente tre: l’amnistia per i prigionieri politici, l’ufficialità della lingua corsa e il riconoscimento dello statuto di residenti corsi per opporsi alla compravendita di terreni sull’isola ed evitare speculazioni immobiliari (la richiesta prevede la possibilità di comprare beni immobiliari solo a chi vive nell’isola da cinque anni e di concedere soltanto a loro gli eventuali sgravi fiscali). Pe’ a Corsica chiede inoltre che la Corsica venga menzionata esplicitamente nell’articolo 74 della Costituzione francese, quello che tutela le collettività d’oltremare, quei territori che un tempo facevano parte dell’impero coloniale francese e che oggi sono soggetti a regimi amministrativi e giuridici specifici e molto diversi tra loro. Il riconoscimento della Corsica come collettività d’oltremare potrebbe garantire una maggiore autonomia in materia di gestione dei terreni, sulla fiscalità e sulla lingua.

Macron si è espresso favorevolmente alla esplicita menzione della Corsica nella Costituzione: ha invitato ad avviare una discussione nei prossimi mesi, ma non ha parlato di un articolo particolare. Finora le posizioni del governo sembrano orientate non a una modifica dell’articolo 74, ma a un rafforzamento dell’articolo 72, quello che si occupa delle collettività territoriali della Repubblica francese e che stabilisce che ci possano essere delle deroghe dal diritto comune solo “a titolo sperimentale e per un oggetto e per una durata limitata”. Macron ha però respinto l’idea dell’attuazione di uno statuto di residenti in Corsica dicendo che non appare la risposta giusta ai problemi immobiliari dell’isola: “Oggi, quando i prezzi salgono e la terra viene venduta, raramente sono le persone non corse a trarne beneficio”. L’impegno è quello di “promuovere la costruzione di alloggi” ovvero “semplificare le regole della pianificazione urbana”. Sulle tasse ha spiegato che può essere lasciata la libertà di stabilire nuove tasse locali, ma che non è pensabile che il prodotto delle tasse imposte in Corsica rimanga in Corsica, senza poi garantire la stessa cosa ad altre regioni.

Il presidente si è espresso soprattutto contro la “co-ufficialità” della lingua corsa affermando che “nella Repubblica francese esiste una sola lingua ufficiale: il francese”. E ha annunciato tolleranza zero verso ogni forma di delinquenza e criminalità organizzata. Il Presidente francese si è infine impegnato a garantire sull’isola la copertura totale dei telefoni cellulari entro il 2020. Se necessario “ci saranno sanzioni per gli operatori” che non rispetteranno il piano già approvato.
La Corsica (8.722 km quadrati) è la quarta isola del Mediterraneo dopo Sicilia, Sardegna e Cipro. Geograficamente fa parte dell’unità fisiografica italiana. La Kallista dei greci (isola bella) ha avuto un passato alquanto travagliato. Grazie alle dimensioni e alla natura piuttosto aspra (altitudine media di 568 metri con una foresta compatta che copre gran parte dell’entroterra), l’insularità ha garantito la nascita e la crescita di un distinto sentimento identitario. Si pensi che il monte Cinto (2706 m) è alto quasi come la seconda vetta appenninica (la Majella 2.793 m) e dista appena 28 km dal mare, ospitando persino dei nevai. Altri massicci notevoli sono il monte Rotondo (2622 m), il monte Renoso (2352 m), il monte Incudine (2134 m) e numerosesono le cime che si spingono alla quota di 2000 metri. Lo stesso Capo Corso, la stretta penisola a nord di Bastia che fa da falange verso il Golfo di Genova, ha diverse cime che superano i 1300 m.

Il massiccio del Monte Cinto (Cintu), visto da Calvi: la nostra Majella in riva al mare.

Liguri, Fenici, Greci, Etruschi, Romani, Vandali, Bizantini, Pisani, Aragonesi, Genovesi e, per ultimo, i Francesi si sono fatti signori di Corsica durante il trascorrere di oltre due millenni. Come la Sardegna, però, la presenza “straniera” si limita alle coste mentre l’interno resta appannaggio degli oriundi. Tra il 1755 e il 1769 si svolge il breve periodo repubblicano dell’isola. Durante gli anni della lotta contro Genova e poi contro la Francia, la Corsica indipendente di Pasquale Paoli, costituitasi in Repubblica favorevole alle istanze giacobine, si guadagnò la simpatia dei più illuminati intellettuali europei, da Rousseau a James Boswell a Voltaire, che celebrò ammirato l’eroismo mostrato dai corsi.

La foresta di Aitone con faggi, abeti bianchi e pini marittimi alti anche 50 metri.

Nel 1755 scoppia una insurrezione popolare contro il dominio della Repubblica di Genova, guidata dal patriota illuminista corso Pasquale Paoli. È Paoli a istituire la Repubblica Corsa, il primo Stato europeo dotato di una Costituzione democratica e moderna, compreso il diritto di voto alle donne già dal 1755: scritta in italiano, definita la lingua “colta”, tale Costituzione fu in parte ispirata dalle idee di Rousseau e dalle idee illuministe dello stesso Paoli, che si era formato all’Università di Napoli.

Nel 1764 la Repubblica di Genova chiese aiuto al Re Luigi XV di Francia per riconquistare l’isola, fino ad indebitarsi inesorabilmente con gli stessi francesi. I diritti sull’isola furono quindi ceduti a questi ultimi (con facoltà di riscatto) per due milioni circa di lire dell’epoca, attraverso il Trattato di Versailles del 1768. L’8 maggio 1769, con una schiacciante superiorità militare francese nella Battaglia di Ponte Nuovo (1769), l’esercito francese guidato dal Conte di Vaux completa la conquista dell’isola che diventa a tutti gli effetti regione francese.

Il riscatto è una clausola ancora valida nel trattato internazionale, quindi è probabile che qualcuno sia curioso del valore attuale dei 2,5 milioni di lire dell’epoca: il coefficiente di rivalutazione è 384 dal 1768 al 1861 e di 9.529 dal 1861 al 2017 arrivando ad un valore di 4.728.350.331 di euro (4,73 miliardi di euro).

Oggi la Corsica ha 327.284 abitanti (dato 2015) ed è divisa nelle due circoscrizione Haute-Corse (2B) e Corse-du-Sud (2A). Le città principali sono Ajaccio (comune di 68.462 ab. e 105.000 nell’area urbana), Bastia (44.355 ab.) e Porto Vecchio (11.286 ab.).

L’isola ospita 24.747 tra i quali circa 11.000 marocchini, 5.700 portoghesi, 2.284 italiani, 1.796 tunisini.

Il còrso (corsu o lingua còrsa) è una lingua romanza parlata in Corsica e in Sardegna: nella variante della Gallura e nel nord est della provincia di Sassari nella variante turritana. Si tratta di un dialetto del toscano medievale. È stato lingua ufficiale della Corsica fino al 1859, mentre è stato il dialetto storico dell’isola di Capraia fino al Novecento, quando è stato assimilato dall’italiano. Il politico Alexandre Sanguinetti definì il corso “toscano in bocca romana” mentre il linguista Niccolò Tommaseo “dialetto italiano più schietto e meno corrotto”. E aveva ragione perché di fatto, trattandosi di un dialetto toscano, il corso è una variante della lingua italiana canonica come anche il romanesco moderno che, a differenza di quello precedente l’arrivo dei Medici al soglio pontificio nel 1475 con Leone X che era di derivazione del Napoletano (inteso come, nella tradizione dialettologica classica, la famiglia dei dialetti meridionali/alto-meridionali).

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