Candele e marmotte: l’inverno è finito?

Oggi è la candelora oppure, negli Stati Uniti orientali, il giorno della marmotta Phil.

Phil è la più famosa di un piccolo gruppo di marmotte che si ritiene siano in grado di fare previsioni del tempo, insieme alla marmotta Chuck (Charles G. Hogg) di Staten Island a New York e a General Beauregard Lee di Atlanta. Il National Climatic Data Center del NOAA ha fatto una verifica sulle previsioni di Phil e le ha trovate alquanto scarse, verificando che la marmotta non ha capacità preveggenti (sic): “Non è esattamente un’idea brillante quella di usare l’ombra di una marmotta come strumento di previsione meteorologica per gli interi Stati Uniti”.
La curiosa usanza – sì, resa famosa da un film d’annata – deriva da alcuni gruppi di immigrati provenienti dall’area germanica che portarono con sé la tradizione di consultare alcuni animali totemici – solitamente roditori – per verificare la durata della stagione più buia e difficile dell’anno.

Nell’Europa cristiana, la festa della Presentazione di Gesù al Tempio cade a 40 giorni di distanza dal Natale e, oltre che come Presentazione del Signore, è nota anche come la Purificazione di Maria, oltre che, nella tradizione popolare, come la “Candelora”, ricorrenza che prevede la benedizione di ceri e candele nelle chiese. Celebrata già dall’imperatore Giustiniano, fu adottata a Roma fin dal Settimo secolo, con una processione penitenziale istituita da papa Sergio I (687-701).

Le origini della Candelora vanno ricercate nelle antiche celebrazioni italiche, legate soprattutto alle divinità romane: nella Roma antica il mese di febbraio era un momento contrassegnato dal caos, dal rimescolamento tra vecchio e nuovo e non a caso è ancora oggi legato al Carnevale, la festa celebrativa della confusione e del ribaltamento delle regole. Ambrogio Teodosio Macrobio sosteneva che la parola latina februarius fosse connessa ai riti purificatori: februare infatti significa purificare, espiare.

I proverbi di questo giorno sono tantissimi, quanto le culture locali dello stivale:

Candelora piova e Bora, del’inverno semo fora, Candelora sol el vento del’inverno semo dentro (Carso)

Te la Candelora la vernata è ssuta fora, ma ci la sai cuntare nc’e’ nu bbonu quarantale (Salento)

Ppà Cannalora a mmirnata ie fora ma se fora un iè, n’atri quaranta jorna cci n’è (Sicilia)

Di fatto le tradizioni sono due e opposte. In Lombardia si dice: “Alla Madonna della Candelora dall’inverno siamo fuori, ma se nevica o tira vento 40 giorni siamo ancora dentro”; in Toscana, invece, si considera finito l’inverno in caso di brutto tempo: “Se piove o se gnagnola dell’inverno semo fora”.
Il riferimento, in realtà, è alla porzione d’inverno prima di febbraio: se è stato freddo, per la legge delle compensazioni che è alla base della cultura contadina arcaica (nulla si crea e nulla si distrugge, quello che è dato in più sarà tolto e viceversa) il proseguo dell’inverno sarà mite.

Non è un caso che la candelora cada due giorni dopo i tre giorni della merla, per tradizione i più freddi dell’anno.

Dicevano i romani “Si purificatio nivibus, Pasqua floribus. Si purificatio floribus, Pasqua nivibus”, se il 2 febbraio nevica, la Pasqua sarà fiorita. Viceversa, se della Candelora le gemme sono già sbocciate, si tratta di un falso allarme: a Pasqua sarebbe caduta la neve e l’inverno sarebbe stato più lungo.

Sole micante, die Purificante, frigor peior postquam ante”, se il Sole ammicca il giorno della Candelora, seguirà un freddo ben peggiore di prima.

Da qui altri detti compensatori “Candelora in foglia, Pasqua in neve”, “Candelora scura dell’inverno non si ha paura”; “Se nevica per la Candelora, sette volte la neve scola”.
Ne dovremmo dedurre che, nel nostro piccolo orticello italiano, che l’inverno finora senza neve né gelo finora (mentre scrivo a Roma ci sono 15 gradi alle 22.30) abbia ancora cose da dire.

PS: Phil ha tirato il fuori il naso dalla tana. Questo significa che la primavera può attendere, per gli Stati Uniti orientale ci saranno ancora sei settimane d’inverno crudo. Però questo non collima con la nostra previsione, perché in genere il gelo statunitense è associato ad una intensa attività della bassa pressione semipermanente sul Canada che a sua volta è quella che spedisce sull’Europa un intenso flusso di correnti atlantiche con venti miti e tempo, da noi, autunnale quando non precocemente primaverile. Viceversa il freddo europeo è portato da condizioni sinottiche che sull’America Settentrionale vedono alte pressioni e tempo mite e siccitoso. Staremo a vedere se ha ragione la saggezza popolare oppure la marmotta Phil.

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