I dati della stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare di Roma Ciampino, che monitora il tempo della Capitale dal 1936, raccontano che l’estate 2026 è la più calda mai registrata. E non è un evento estremo come è stato il 2003, ma una tendenza ormai costante: per questo è necessario ripensare al più presto l’urbanistica delle nostre città.
Il pentamestre caldo in cifre
Considerando l’intero periodo da maggio a settembre, il 2026 ha fatto segnare 106 giorni con temperature massime pari o superiori a 30°C, il valore più alto dell’intera serie storica dal 1973. Per avere un termine di paragone, la media del periodo storico di riferimento si attesta attorno ai 57 giorni l’anno: l’estate appena trascorsa ne ha quindi accumulati quasi il doppio.
Anche la media delle temperature massime del pentamestre raggiunge un primato assoluto: 31,2°C, mai toccata prima. Il precedente record apparteneva al 2022 e al 2003, fermi a 30,3-30,5°C.


Dati, mese per mese
Maggio: 6 giorni sopra i 30°C, pareggiando il record del 2022, con media mensile di 24,7°. Tendenzialmente maggio si conferma un mese di caldo relativamente moderato: il caldo più intenso, come vedremo, tende a prolungarsi spostandosi più verso l’autunno che la primavera.


Giugno: 19 giorni sopra i 30°C e una media di 31,5°C, seconda solo al 2022 (32,8°C) ma comunque tra le più alte mai registrate.


Luglio: 31 giorni su 31 sopra i 30°C (mese “pieno”), con una media di 34,3°C, che eguaglia il record assoluto del 2024.


Agosto: ancora 31 giorni su 31 oltre la soglia, con la media mensile più alta mai registrata: 35,5°C.


Settembre: 19 giorni sopra i 30°C, anche questo un record assoluto per il mese, con media di 29,8°C — il settembre più caldo della serie.


L’indice di caldo
L’indice di caldo combina il numero di giornate oltre i 30° con le temperature massime medie. È calcolato sommando ciascuno dei cinque mesi caldi il numero di giorni con massime oltre i 30° per la temperatura massima media; la somma va quindi divisa per 153 giorni, la durata del periodo.
Questo indice quest’anno ha toccato quota 26,9, il valore più alto mai calcolato, superando nettamente il precedente massimo del 2022 (25,1).
Un record storico
Guardando alla serie delle temperature massime assolute annuali dal 1936, il 2026 ha fatto segnare 39,5°C (il 28 agosto), un valore elevatissimo anche se non il record assoluto, che resta quello del 2025 con 40,2°C registrati pochi mesi prima. Il dato interessante è che negli ultimi 10 anni si concentrano 7 dei 10 valori massimi assoluti più alti della serie storica: un segnale di quanto gli estremi si siano fatti sistematici piuttosto che eccezionali.


Una tendenza, non un episodio
Il quadro che emerge non è quello di un’estate “fuori scala” isolata, ma la tappa più recente di una progressione che si osserva distintamente dall’inizio degli anni 2000. Se negli anni ’70-’80 i giorni sopra i 30°C nel pentamestre raramente superavano i 40-50, dal 2015 in avanti si è stabilmente sopra i 60-80, fino ai 102 del 2022 e ora ai 106 del 2026. Anche settembre, un tempo mese di transizione verso l’autunno con poche giornate roventi, è diventato negli ultimi anni un mese capace di generare picchi di caldo prolungati, come dimostrano i 19 giorni sopra soglia registrati nel 2023, 2025 e 2026.
L’estate 2026 di Roma Ciampino non è dunque un fulmine a ciel sereno, ma la conferma statistica di un clima che si sta spostando, anno dopo anno, verso un nuovo “normale” molto più caldo.
Un quadro confermato su scala nazionale ed europea
I dati di Ciampino non sono un caso isolato, ma si inseriscono in un quadro ampiamente confermato da altre fonti scientifiche indipendenti. Secondo l’analisi del CNR-IBE basata sul dataset ERA5-Land dell’ECMWF, quella del 2026 è stata l’estate più calda in Italia dal 1950, con la temperatura media su tutto il territorio nazionale che ha toccato i 24,3°C a due metri dal suolo, superando il precedente record del 2003. Il mese di agosto è risultato particolarmente estremo: la media di 25,6 gradi Celsius registrata ad agosto 2026 supera i precedenti record di 24,6°C del 2024 e di 24°C raggiunti nell’agosto 2017, e le mappe che registrano le temperature mensili dal 1950 mostrano per la prima volta consecutivamente il luglio e l’agosto più caldi in assoluto. A livello europeo, il Copernicus Climate Change Service conferma la stessa tendenza: l’estate 2026 è stata la più calda mai registrata per l’Europa occidentale, superando il record di lunga data del 2003, con una temperatura media superficiale dell’aria da giugno ad agosto di 21,69°C, 2,54°C sopra la media 1991-2020. Anche il mese di giugno aveva segnato un primato continentale: un’intensa ondata di calore ha colpito gran parte dell’Europa occidentale e centrale nella seconda metà del mese, battendo numerosi record di giugno e alcuni record assoluti di temperatura massima giornaliera in diversi paesi, con l’Europa occidentale che ha registrato il suo giugno più caldo di sempre. Il fenomeno è legato anche al riscaldamento marino: a fine giugno 2026 l’anomalia globale della temperatura superficiale del mare ha raggiunto i +0,5°C, il valore più alto mai registrato per quella data, un elemento che alimenta e prolunga le ondate di calore sulle aree costiere mediterranee, Lazio compreso. Questa convergenza di dati — locali, nazionali e continentali — rafforza la lettura dei numeri di Ciampino: non si tratta di una fluttuazione statistica, ma della manifestazione, su scala di una singola stazione meteorologica, di un riscaldamento sistemico che oggi si osserva simultaneamente in tutta Europa.
Magnitudo e intensità del caldo
Questa parte dell’articolo è un po’ più complessa perché descrive alcuni indici utili a descrivere meglio quanto sta accadendo (e perché dovremmo preoccuparci). Per il dettaglio sulla metodologia, potete fare riferimento a questo altro articolo. In questo caso il set riguarda il valore medio delle temperature registrate nella città di Roma sul periodo 2010-2025: la media è intesa come un valore descrittivo derivato dalle temperature registrate nelle stazioni dell’Aeronautica Militare e della Rete regionale dell’aeroporto dell’Urbe, aeroporto di Ciampino, Collegio Romano e Macao.
La situazione, sebbene limitata a una finestra temporale di appena quindici anni è particolarmente indicativa di tendenze riscontrate anche a grande scala e su serie temporali maggiori:
| Indicatore | 2010–2017 | 2018–2025 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Temperatura media | 17,10 °C | 17,99 °C | +0,88 °C |
| Media delle massime | 21,88 °C | 23,23 °C | +1,34 °C |
| Media delle minime | 12,32 °C | 12,75 °C | +0,43 °C |
| Escursione termica giornaliera media | 9,56 °C | 10,48 °C | +0,92 °C |
| Giorni con massima ≥30°, media annua | 67,0 | 92,9 | +25,9 giorni |
| Giorni con massima ≥35°, media annua | 12,4 | 27,8 | +15,4 giorni |
| Notti con minima >20°, media annua | 56,4 | 68,4 | +12,0 notti |
| Giorni con minima <0°, media annua | 8,8 | 5,1 | −3,6 giorni |
Il cambiamento più netto riguarda il caldo diurno intenso. I giorni con almeno 35 °C sono più che raddoppiati, mentre quelli con almeno 30 °C aumentano di quasi il 40%. Aumentano anche le notti calde, ma l’evoluzione delle minime è meno rapida di quella delle massime.
Sui 16 valori annuali 2010–2025, la regressione lineare restituisce per la temperatura media un incremento di 1,15 °C per decennio, con intervallo statistico al 95% compreso fra 0,78 e 1,53 °C. Una stima alternativa meno sensibile ai singoli anni estremi, basata sul metodo Theil–Sen, restituisce circa 1,13 °C per decennio.
Per includere il 2026 senza confrontare un anno parziale con anni interi, ho utilizzato un secondo modello: 201 medie mensili, da gennaio 2010 a settembre 2026, con controllo della stagionalità tramite effetti del mese e incertezza corretta per la dipendenza temporale mediante covarianza HAC a 12 ritardi.
| Variabile | Trend annuale 2010–2025 | Trend mensile aggiornato a settembre 2026 | Intervallo al 95% del trend aggiornato |
|---|---|---|---|
| Temperatura media | +1,15 °C/decennio | +1,30 °C/decennio | +0,93 / +1,68 |
| Temperature massime | +1,73 °C/decennio | +1,88 °C/decennio | +1,47 / +2,29 |
| Temperature minime | +0,58 °C/decennio | +0,73 °C/decennio | +0,32 / +1,13 |
I giorni con temperatura media superiore alla norma di oltre 2° passano da circa 182 a 234 all’anno fra le due serie; quelli inferiori alla norma di oltre 2° scendono da circa 26 a 15: la media che utilizzo è certamente desueta (1961-1990) ma quello che importa non è lo scostamento dal riferimento ma l’andamento nel tempo di questo scostamento.
La durata media degli episodi caldi passa da circa 7,0 a 10,6 giorni. Contemporaneamente, il numero medio di episodi distinti di caldo/freddo fuori media diminuisce, da circa 37 a 27 all’anno: meno episodi separati segnano più caldo, quando le sequenze si allungano e gli intervalli di interruzione si riducono.
Per il 2026 sono disponibili 272 coppie valide nei primi nove mesi:
| Indicatore gennaio–settembre | Media 2010–2025 | 2026 |
|---|---|---|
| Temperatura media | 18,66 °C | 20,64 °C |
| Giorni con massima ≥30 °C | 79,4 | 110 |
| Giorni con massima ≥35 °C | 20,1 | 66 |
| Notti con minima >20 °C | 61,9 | 87 |
La temperatura media gennaio–settembre 2026 supera di +1,98° la media dello stesso intervallo nel 2010–2025 e di circa +1,54° quella del più recente periodo 2018–2025.
In termini di calore accumulato (gradi-giorno consecutivi oltre +2° dalle medie) vede un impennata costante con un picco proprio in corrispondenza dell’estate appena (forse) conclusa.

Per quanto attiene ai gradi-giorno delle massime, la tendenza è al rialzo ma nella serie ancora si nota il picco freddo del febbraio 2012.

Quello che invece assume toni più preoccupanti è la tendenza delle minime: la notte è fondamentale per noi così come per gli ecosistemi. Serve a ricaricarsi ma serve anche a contenere la proliferazione di patogeni e infestanti: guardate come sta aumentando il calore notturno rispetto al calore diurno.

Anche quest’anno la conclusione è purtroppo la stessa da un trentennio: il caldo intenso è diventato più frequente e le condizioni calde più persistenti, con una crescita delle minime superiore a quella delle massime. Il 2026 rappresenta un ulteriore livello nell’archivio storico più recente e già caldo, soprattutto per la durata e l’intensità del caldo estivo.
Forse è giunto il momento di cominciare a lavorare sull’adattamento, senza nulla togliere ai piani di lungo periodo, perché siamo ad ottobre, fa ancora molto caldo per il periodo e… maggio con la prossima estate arriveranno in un soffio.

Adattarsi per proteggersi
La città eterna è paradigmatica del modo di pensare l’Urbanistica in Italia con la tutela del patrimonio storico cristallizzata in principi e tipi di inizio Novecento che si accompagna al laissez-faire della città di stampo fordista/disneyano che ha guidato lo sviluppo edilizio del secondo Dopoguerra.



Il paradigma della città novecentesca è quello della città dell’automobile, che dalle auliche visioni del Bauhaus passando per le illustrazioni pedagogiche disneyane s’è tradotto nella realtà della giungla d’asfalto dove lo spazio pubblico è sempre e comunque bitumato perché indirizzato all’automobile. Alle persone che scendono – o, peggio, che non ci salgono per nulla – dalle auto restano pochi spazi residuali.

Come vivono cittadini, turisti e passanti urbani la realtà incipiente di un’estate che dura 4 mesi e sostituisce le vecchie onde di calore con un’unica e costante avvezione calda senza fine?

Adattarsi non significa rinunciare alle politiche di transizione ecologica (non solo energetica) e trasformazione dei nostri sistemi produttivi: significa reagire nel presente, perché l’estate che verrà sarà come quella passata. Se non peggio.
È un tema estremamente complesso perché non si può affrontare come molti credono con piccole azioni: 10, 100, 1.000 alberi non incidono quasi per nulla sulle temperature. Nel capoluogo bretone di Rennes c’è un parco bellissimo, il parc du Thabor esteso per oltre 10 ettari e fitto di alberi di alto e altissimo fusto. Durante l’eccezionale onda di calore del 23-25 giugno scorsi, quando la temperatura ha raggiunto per 3 giorni di fila i 42° la temperatura all’interno del parco era più bassa di appena 0,5° rispetto alle zone edificate circostanti. Con questo non voglio dire che alberi e verde non siano necessari, lo sono e soprattutto per il nostro benessere psicofisico: ma cambiare paradigmi urbanistici, non si può tradurre in “piantiamo degli alberi“. Alberi peraltro che nelle condizioni meteorologiche che vi ho descritto pocanzi per Roma rendono estremamente difficile e costoso essere mantenuti in vita: perché – e questo è un errore – sia piantumano essenze pregiate e non infestanti e poco pregiate robinie. Faccio presente che lo stress idrico delle estati romane è tale che anche le essenze più tipicamente mediterranee come il rosmarino possono perire se non innaffiate regolarmente.


Dobbiamo pensare al verde come un tutt’uno con l’ambiente urbano: il verde è anzi la matrice del costruito e ogni spazio vuoto è pieno di una potenziale ricchezza ecosistemica. Basta smettere di guardare a quegli spazi con gli occhi cittadini del Novecento e riscoprire un savoir-faire che avevamo ma abbiamo perso con l’avvento della città moderna. I grafici che vi riporto rappresentano una valutazione socioeconomica su un arco temporale di 20 anni di una serie di possibili interventi strutturali di verde urbano (per approfondimenti potete fare riferimento a questa pubblicazione).


Per questo il verde ha certamente valore sociale anche nelle sue forme più piccole: ma ha valenza strutturale nel costituire un presidio meteoclimatico (per le onde di calore e le piogge più intense) solo se strutturato in ambiti estesi e complessi come parchi e falangi urbane.

A cosa ci porterebbe il laissez-faire? A vivere il più possibile al chiuso nei quattro mesi di calura, protetti dai condizionatori: ma che scelta di vita è quella di metterci in auto-lockdown e vivere nell’ansia che salti la corrente? Oppure le grandi città sono destinate a spopolarsi d’estate, per chi ha un lavoro che glielo permette, a favore di un ripopolamento forzato delle montagne dell’entroterra più vicino in cerca almeno di notti non tropicali? Non mi sembra nemmeno questa una buona prospettiva, sebbene farebbe temporaneamente rifiatare tanti territori oggi desertificati ma trasformando la città in una bolgia infernale di disperati obbligati a restare.
C’é molto da fare e rendersi conto che non ci sono strade più facili da percorrere sarebbe già metà dell’opera. Io non smetterò di fare rumore mediatico: anche perché la prossima estate non è poi così lontana.
